30.04.1998

9. DI CAPRIO MON AMOUR 30 aprile 1998



Cara Mina,
sono la mamma di Francesca, una ragazzina di undici anni che frequenta (con ottimi risultati) la prima media, è sportiva ed è piena di amici. Ma da quando ha visto Leonardo Di Caprio in “Titanic” le sue abitudini sono cambiate. Quel film l’ha visto cinque volte e “La maschera di ferro” due volte. La sua camera è tappezzata di foto e poster. Si è costruita un raccoglitore dove conserva altro materiale sul suo idolo. Come pigiama usa una magliettona con l’immagine di Leonardo, e non ti dico con quale fretta bisogna lavargliela perché la possa subito riutilizzare. Tu che conosci bene questi fenomeni di “fanatismo”, che cosa ne pensi?

Rita Z., Roma

Cara Rita,
quando sono così totali, così planetari, non sono più neppure fenomeni indotti, secondo me. È come quando c’è troppo caldo e tu te lo devi togliere il maglione. È come se una manina ti tirasse inesorabilmente in un gorgo. Avvengono con un clic, come per un interruttore di corrente: prima non c’era e di colpo eccola lì, la “Di Caprio-mania”.
Lascia che sogni, la tua Francesca. Beata lei che esprime alla sua maniera il bisogno di tutti: sognare. Non possiamo accontentarci del male, della paura. Non possiamo rassegnarci all’idea che il mondo sia fatto solo di banditi, di assassini, di terremoti, di malattie o di oscillazioni della Borsa. Ben venga Leonardo che incarna, con la sua bellezza tangibile, il bisogno della felicità che è la sostanza più vera dell’anima di ogni uomo. E ognuno di noi la può trovare in un fatto, in un’esperienza, in una persona o anche, perché no, in un attore da adorare. Leonardo è la prova vivente che siamo fatti per l’armonia e per l’amore. E anche tua figlia, cara Rita, nella meraviglia dei suoi undici anni, non sfugge a questa logica, che è la stessa che ha mosso tutti i grandi poeti a esplorare l’orizzonte del cuore umano che cerca l’amore, quindi la felicità.
Nessuno considera fanciullesca l’emozione che tutti provano quando si accostano ad assaporare seriamente le parole che Petrarca rivolgeva a Laura. Verrebbe addirittura considerato incolto chi non si emozionasse di fronte a una statua di Michelangelo o a un quadro di Caravaggio, o chi, ascoltando Puccini, non si rendesse conto di essere di fronte alla pienezza e alla limpidezza della grande arte.
In Di Caprio c’è qualcosa di assolutamente rispettabile che arriva come una fucilata diritto al cuore della gioventù di tutto il mondo. Di Caprio è un’opera d’arte senza autore. Ho letto recentemente che Gabriel Byrne, che recita con Leonardo ne “La maschera di ferro”, ha dichiarato: “Di Caprio per qualche motivo ha toccato un nervo scoperto dell’inconscio collettivo”. E questo è vero, sia per quanto riguarda la sua bellezza efebica, la sua grazia apollinea, sia per il genere cinematografico che lo vede incontrastato protagonista. Perché dovremmo scandalizzarci delle frotte di ragazze, ma anche di signore attempate e di virili omaccioni che, in ogni angolo del pianeta, si estraniano dalla realtà per calarsi idealmente nei panni di Rose o di Giulietta? In fondo chi paga il biglietto è proprio questo che vuole: immedesimarsi in un grande gioco di immaginazione e di fantasia. E in questo caso, la tecnica e la bellezza dei protagonisti non fanno altro che accentuare l’effetto di trascinamento nel vortice di eros e thanatos. Toccati nel vivo del proprio cuore si ama in massa un oggetto comune, con un amore unico e strano perché non corrisposto e senza gelosia.
Ah, dimenticavo: io non ho visto “Titanic”. Farò come Martin Scorsese. Aspetterò e vedrò la cassetta. Forse.

05.03.1998

1. SANREMO, POVERA MUSICA... 5 marzo 1998

Carissima Mina, come tutti i riti italici, si sta celebrando la kermesse canzonettistica di Sanremo, che ancora si fregia del titolo di “Festival della canzone italiana”. Tu, secondo me, sei la persona più indicata per risolvere alcuni dubbi che mi tormentano da anni. Perché i più grandi cantanti italiani non vanno a Sanremo? Perché i nostri giovani stori... Leggi tutto

12.03.1998

2. LA MODA? È VESTIRCI COME CI PARE 12 marzo 1998

Cara Mina, volevo il tuo parere sulla moda ora che le sfilate stanno finendo. Mi spiego meglio: è che non so più come vestirmi. L’anno scorso siamo stati sommersi dal revival degli anni Settanta: zeppe, pantaloni a zampa di elefante, colori acidi e giacchettini striminziti, poco attraenti per chi quella moda l’ha vissuta in presa diretta. Ma neanche le sfilate aiutano:... Leggi tutto

19.03.1998

3. QUEL MOSTRO È DENTRO DI NOI 19 marzo 1998

Carissima Mina, la ripresa del processo per l’omicidio di Balsorano mi ha particolarmente sconvolto. Tra nuove prove, accuse e ritrattazioni, l’unica cosa certa è che Cristina, una bambina di sette anni, è stata seviziata e uccisa. Quel gioco al massacro tra padre e figlio rende ancora più mostruosa l’intera vicenda. Sì, mostruosa, perché sec... Leggi tutto

26.03.1998

4. IL MIO FELLINI, GENIO FELICE 26 marzo 1998

Cara Mina, ho letto da qualche parte che Federico Fellini scrisse un film apposta per te, “Mastorna”, storia di un’astronave senza ritorno. Mi piacerebbe sapere perché non hai mai voluto accettare la parte che il grande regista ti aveva offerto. E comunque, tu che lo conoscevi bene, come lo ricordi? Era davvero così straordinario anche dal punto di vista umano? E... Leggi tutto
MINA MAZZINI © COPYRIGHT 2022
Questo sito web utilizza i cookie per migliorare l'esperienza dell'utente. Utilizzando il nostro sito l'utente acconsente a tutti i cookie in conformità con la Normativa sui Cookie.   Leggi tuttoOk