09.04.1998

6. LASCIA CHE SIA FELICE ... 9 aprile 1998



Carissima Mina,
io e il mio fidanzato avevamo già fissato la data del nostro matrimonio. Mancavano pochi giorni, i regali di nozze erano quasi tutti arrivati. Avevo tenuto nascosto al mio ragazzo, come nella migliore tradizione, il mio bianchissimo vestito da sposa. Bene. Non lo vedrà mai. Improvvisamente mi ha comunicato che ha deciso di farsi prete. Io sono credente, provo un profondo rispetto per la sua scelta, ma sono disperata perché non riesco a smettere di amarlo. Non so perché sto scrivendo proprio a te. Sento che mi puoi aiutare.

Laura N., Napoli

Laura cara,
prima di tutto mi scuso di aver dovuto sintetizzare la tua lettera. Valeva veramente la pena di pubblicarla tutta nella sua dolce e disperata dignità.
Mi dici che non puoi e non vuoi smettere di amarlo. Non voglio entrare troppo profondamente nella tua vicenda, anche perché mi sembra di aver capito che mi stai chiedendo un aiuto un po’ generico, un abbraccio affettuoso, una pacca sulla spalla piuttosto che entrare nel tuo dolore. Meglio sostare in punta di piedi di fronte a un caso limite come il tuo. Meglio rispettare la nobiltà del tuo cuore e offrirti soltanto il sostegno delle mie piccole parole.
Non posso fare a meno di considerare, però, che tu ci insegni innanzitutto la grandezza, la potenza dell’amore. Quello che resiste all’urto di ogni evidenza, quello che vuole ignorare qualsiasi ostacolo, quello che ci obbliga a sacrificare il ragionamento. Forse ci vergogniamo di ammettere che possa esistere l’immortalità dell’amore. Forse, quando leggiamo i poeti, sorridiamo, non visti, di fronte alle dichiarazioni iperboliche e alle immagini assolute che esprimono che cosa possa essere l’amore per un uomo.
Il cinismo non ci fa più considerare con chiarezza di sguardo che il nostro cuore è fatto per l’amore. Sì, lo ripeto senza paura, ne sono certa: l’amore. Questa parola maltrattata, vilipesa che, anche attraverso la tua lettera, cerca di far sentire la sua voce troppo spesso soppressa e strozzata.
Ma tu, cara Laura, che stai sbigottita al centro di questa tempesta, non puoi certo accontentarti di queste sterili divagazioni sul tema. Ti voglio confessare che la tua lettera mi ha fatto tornare alla mente un canto popolare spagnolo che dice: “El barco se hace pequeño cuando se aleja en el mar. Algo se muere en el alma, cuando un amigo se va, y va dejando una huella que no se puede borrar” (La barca si va facendo piccola quando si allontana sul mare. Qualcosa muore nell’anima quando se ne va un amico, e va lasciando una traccia che non si può cancellare). La barca che si allontana e che porta l’amico diventa un punto sempre più piccolo, un punto lontanissimo all’orizzonte. Finché scompare. Ma quel punto va verso il suo destino, verso la sua felicità. Noi siamo sulla riva, e non riusciamo a contenere lo struggimento che ci gonfia il cuore per l’amico che se ne va e che non potremo più stringere a noi. Ma lui va verso l’infinito. E questo è l’unico nostro conforto.
Io non so dirti come questo accada, ma capisco che, qualche volta, non siamo noi che possiamo decidere il bene dell’amato. Dobbiamo essere sereni, pur nel dolore dello strappo, quando sappiamo che la persona che amiamo è felice.
Laura cara, un altro ha preso il tuo ragazzo. Ma lui non ti ha tradito e non l’hai perso, se sai che la sua vita è affidata a chi può renderlo felice.



05.03.1998

1. SANREMO, POVERA MUSICA... 5 marzo 1998

Carissima Mina, come tutti i riti italici, si sta celebrando la kermesse canzonettistica di Sanremo, che ancora si fregia del titolo di “Festival della canzone italiana”. Tu, secondo me, sei la persona più indicata per risolvere alcuni dubbi che mi tormentano da anni. Perché i più grandi cantanti italiani non vanno a Sanremo? Perché i nostri giovani stori... Leggi tutto

12.03.1998

2. LA MODA? È VESTIRCI COME CI PARE 12 marzo 1998

Cara Mina, volevo il tuo parere sulla moda ora che le sfilate stanno finendo. Mi spiego meglio: è che non so più come vestirmi. L’anno scorso siamo stati sommersi dal revival degli anni Settanta: zeppe, pantaloni a zampa di elefante, colori acidi e giacchettini striminziti, poco attraenti per chi quella moda l’ha vissuta in presa diretta. Ma neanche le sfilate aiutano:... Leggi tutto

19.03.1998

3. QUEL MOSTRO È DENTRO DI NOI 19 marzo 1998

Carissima Mina, la ripresa del processo per l’omicidio di Balsorano mi ha particolarmente sconvolto. Tra nuove prove, accuse e ritrattazioni, l’unica cosa certa è che Cristina, una bambina di sette anni, è stata seviziata e uccisa. Quel gioco al massacro tra padre e figlio rende ancora più mostruosa l’intera vicenda. Sì, mostruosa, perché sec... Leggi tutto

26.03.1998

4. IL MIO FELLINI, GENIO FELICE 26 marzo 1998

Cara Mina, ho letto da qualche parte che Federico Fellini scrisse un film apposta per te, “Mastorna”, storia di un’astronave senza ritorno. Mi piacerebbe sapere perché non hai mai voluto accettare la parte che il grande regista ti aveva offerto. E comunque, tu che lo conoscevi bene, come lo ricordi? Era davvero così straordinario anche dal punto di vista umano? E... Leggi tutto
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