19.03.1998

3. QUEL MOSTRO È DENTRO DI NOI 19 marzo 1998



Carissima Mina,
la ripresa del processo per l’omicidio di Balsorano mi ha particolarmente sconvolto. Tra nuove prove, accuse e ritrattazioni, l’unica cosa certa è che Cristina, una bambina di sette anni, è stata seviziata e uccisa. Quel gioco al massacro tra padre e figlio rende ancora più mostruosa l’intera vicenda. Sì, mostruosa, perché secondo me di mostri si tratta. Mi chiedo: la ferocia sta aumentando, stanno aumentando i “mostri” in questa nostra società civilizzata o è sempre stato così, ed è solo che adesso se ne parla di più? Anche se è contro i miei principi, a volte penso che, per chi si macchia di delitti tanto orrendi, l’unica punizione sia la pena di morte.

Gabriella C., Bologna

Cara Gabriella,
di fronte a vicende come questa è facile la tentazione di circoscrivere gli assassini nella definizione di “mostri”. Tentazione, peraltro, molto ben alimentata dai mass media che non ci risparmiano l’imperativo a omologare la loro categorizzazione. E la liturgia è, purtroppo, sempre la stessa. Si salta alle conclusioni, e con i forconi, con la sollevazione emozionale, con le bordate violentemente colpevoliste si invoca a gran voce la massima pena ancora prima di sapere la verità sull’accaduto.
Gli esempi sono numerosissimi. Ma il “mostro” ci rassicura. Rassicura noi, tranquilli cittadini che rispettano le leggi, pagano le tasse e che non fanno mai niente di male. E il sempre più frequente invocare addirittura la pena di morte come rimedio alla ferocia umana, altro non è che il nostro estremo tentativo di escludere dal cerchio dell’umanità chi si macchia del sangue innocente di Cristina e di troppe altre piccole vittime. E noi, riempiendoci la bocca con la solita storia della malattia mentale e della crisi di valori, esorcizziamo il male, che è sempre e comunque faccenda altrui.
Non è così. Siamo tutti complici di una catena di cedimenti, di trasgressioni, di colpe piccole e grandi. Esiste, quanto meno, una catena di bene non fatto, di amore non dato, di carità elusa, di grettezza sordida e quotidiana che si dilata dal nostro comportamento e crea una somma di iniquità che esce da noi e diventa un liquido, smisurato carcinoma che inghiotte chi, meno di noi, sa costruire difese contro il suo terribile potere di invasività. Noi ci illudiamo di aver trovato la scappatoia, attribuendo ogni gesto cruento che venga compiuto a quelle comode definizioni astratte, a quel comodo alibi che è la struttura sociale o la devianza psicologica. E non ci rendiamo conto che dentro quella struttura sociale viviamo anche noi, con tutto il nostro male quotidiano. Il “mostro” siamo anche noi. Nessuno è a priori salvo o libero dal male.
Certo, di fronte ai terribili fatti di sangue, possiamo anche tentare delle analisi sociologiche che portino ad attribuire le responsabilità alle strutture sociali sempre più disumane. Bisogna essere capaci di affondare lo sguardo ben più nel profondo di quello smisurato abisso che è il cuore dell’uomo. Ben più nel profondo delle colpe che si muovono in un pantano che porta anche il nostro nome. Altrimenti è incivile bagarre.
Il meccanismo è purtroppo sempre lo stesso: l’opinione pubblica è sempre pubblica, uniformata, omologata, affermata e divulgata prima e invece di essere la risultante di private critiche e di confronto consapevole.

05.03.1998

1. SANREMO, POVERA MUSICA... 5 marzo 1998

Carissima Mina, come tutti i riti italici, si sta celebrando la kermesse canzonettistica di Sanremo, che ancora si fregia del titolo di “Festival della canzone italiana”. Tu, secondo me, sei la persona più indicata per risolvere alcuni dubbi che mi tormentano da anni. Perché i più grandi cantanti italiani non vanno a Sanremo? Perché i nostri giovani stori... Leggi tutto

12.03.1998

2. LA MODA? È VESTIRCI COME CI PARE 12 marzo 1998

Cara Mina, volevo il tuo parere sulla moda ora che le sfilate stanno finendo. Mi spiego meglio: è che non so più come vestirmi. L’anno scorso siamo stati sommersi dal revival degli anni Settanta: zeppe, pantaloni a zampa di elefante, colori acidi e giacchettini striminziti, poco attraenti per chi quella moda l’ha vissuta in presa diretta. Ma neanche le sfilate aiutano:... Leggi tutto

26.03.1998

4. IL MIO FELLINI, GENIO FELICE 26 marzo 1998

Cara Mina, ho letto da qualche parte che Federico Fellini scrisse un film apposta per te, “Mastorna”, storia di un’astronave senza ritorno. Mi piacerebbe sapere perché non hai mai voluto accettare la parte che il grande regista ti aveva offerto. E comunque, tu che lo conoscevi bene, come lo ricordi? Era davvero così straordinario anche dal punto di vista umano? E... Leggi tutto
MINA MAZZINI © COPYRIGHT 2022
Questo sito web utilizza i cookie per migliorare l'esperienza dell'utente. Utilizzando il nostro sito l'utente acconsente a tutti i cookie in conformità con la Normativa sui Cookie.   Leggi tuttoOk