29.04.2000

Morti in videocassetta: IL RICHIAMO DEL COLOSSEO



Il dolore non ha prezzo. Può darsi. Dalle barbare plaghe del Colorado giunge l’ennesima mazzata alle nostre quasi-certezze. Proprio lì è stato fissato il prezzo, se non del dolore, almeno dell’orrore che, su videocassetta è di soli 25 dollari. Questo è infatti il costo del volgare baratto con cui in America si può acquistare una registrazione video che eternizza la strage della Columbine High School di Denver. La storia è nota: un anno fa, di questi giorni, l’incubo di un film dell’orrore usciva dalla finzione degli schermi e la cronaca ci raccontava e ci mostrava vite di innocenti straziate in ecatombe.
Sacrificio umano compiuto da giustizieri del nulla. Una gang di studenti neonazisti dava l’assalto alla scuola, forse per vendicarsi dei compagni, forse per “fare una pulizia etnica”, forse per pura rabbia, uccidendone dodici più un professore, prima di togliersi la vita. Il video è stato registrato durante e dopo la mattanza. Gli “eletti cinefili” dicono che si possono ammirare Eric e Dylan che arrivano nella caffetteria del liceo e cominciano a sparare; e poi banchi impiastricciati di sangue, zaini abbandonati, ragazzi terrorizzati che si nascondono sotto i tavoli in cerca di rifugio mentre i due killer fanno esplodere una bomba.
Non sappiamo da quale perversione sia stata affuocata la mente dello sceriffo Steve Davis, che ha deciso di mettere in vendita il videotape. Forse ha pensato che in quelle immagini ci fosse una finalità pedagogica. Ma ogni simbolo che ci assale a scopo intimidatorio, con il ditino supponente e arrogante del moralismo cioccolataio che ammonisce: “Devi guardare, per capire che cosa non si deve fare”, non fa altro che riprodurre la violenza che pretende di demonizzare. E ancor di più è rivoltante l’immagine che vuole creare solo spettacolo, sbattendoci in faccia gli orrori di cui l’uomo è capace. Il mezzo strumentalizza ed elimina la verità del fatto, che diventa solo una pallida icona della realtà. Rimane solo la provocazione, che ha come contrappasso lo svuotamento dell’evento che si vorrebbe presentare.
C’è più violenza nel trabocchetto ideologico ordito alle nostre impreparate spalle che nel contenuto di una inutile strage in una scuola americana. Ma questo video è quello che ci meritiamo. È il “fiero pasto” di cui vuole essere nutrita la nostra famelica voglia di immagini forti. Siamo sicuramente ancora come quei romani descritti da Seneca che racconta di essere capitato in un’arena dove, nell’intervallo meridiano, si aspettava di assistere a qualche scenetta comica. La folla, annoiata dagli sketch, reclamava a gran voce lotte vere e cruente tra gladiatori.
Volevano vedere il sangue. E per altri due secoli le folle si sono deliziate con crocifissioni, torce viventi, “damnatio ad bestias” di incolpevoli cristiani, dati in pasto ad una massa animalesca prima ancora che alle fiere. Ma allora ci dobbiamo rassegnare? Siamo ancora quelli del Colosseo?

26.02.2000

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