07.04.2000

La proposta di Amato: UN TUONO IMPROVVISO SUI CLIENTI DELLE LUCCIOLE



Affermare, a pochi giorni dal voto regionale, che i clienti delle lucciole vanno perseguiti penalmente è sicuramente un atto di coraggio. Un po’ sconclusionato, un po’ “elettoralmente sconveniente”, un po’ tardivo o intempestivo, un po’ destabilizzante. Comunque, o proprio per questo, di coraggio si tratta. Questa volta l’onorevole Giuliano Amato, il “dottor sottile”, a volte volontariamente stonato nel coro governativo, smette i panni del fine ragionatore e picchia duro. In un campo diverso dalla “inarrivabile” materia matematico-economica. In quello della prostituzione e del mercato di schiavi.
Il fenomeno suscita emozioni non mediabili ed è apparentemente comprensibile a tutti. La coscienza comune, la coscienza privata, la morale, la sessualità, il fascino dell’illecito sono argomenti da bar. Ciascuno può pretendere di saperne. “Se non si arresta la domanda, l’offerta continua”. Se i clienti vengono lasciati liberi di scegliere bambine albanesi piuttosto che adolescenti nigeriane, le frontiere saranno sempre più attraversate da donne importate per invadere forzatamente i nostri percorsi notturni.
Ci hanno stremato i teorici delle manfrine, soprattutto quei benpensanti che, per non sporcarsi le mani, ripetono ossessivamente che “educare viene prima che punire”. Considerando che la cosa presupporrebbe chiarezza di valori, non mi pare proprio che questa sia la stagione delle grandi proposte formative. E in questo campo concreto, quello della prostituzione, si tratterebbe di lenire, con discorsi vagamente soporiferi, i guasti nefasti del testosterone. Sarebbe come consigliare di stare un po’ tranquillini a quei satiri incordati che, prima ancora di violentare a pagamento, sono già essi stessi violentati dal delirio del dominio sessuale.
Se il supermaschio italiano, “latin lover” per gli amici, vuole proprio affermare la sua volontà di potenza, vada a leggersi Nietzsche prima di camuffarsi da stupratore di minorenni rumene. Se è attirato dalle baby-lucciole in età primaverile, si passatempi prima con qualche pagina di “All’ombra delle fanciulle in fiore” di Proust.
Occorrono provvedimenti decisi, anche se è rischioso chiedere nuove leggi in un contesto in cui i confini tra libertà e arbitrio hanno condotto all’attuale situazione di permissivismo. Ma uno Stato che non voglia essere una astrazione deve seguire l’evolversi delle nuove emergenze. E questa mi pare una delle più gravi perché lede la dignità della persona, prima ancora che della donna. Non vorrei che, come va succedendo per altre vergogne, a furia di discuterne, senza mai assumersi la responsabilità di un gesto, si finisse per diminuirne la gravità. Si finisse, insomma, per abituare l’uomo a ciò che umano non è.
Il tuono se non preceduto dal lampo del fulmine è più terrificante. Così da una scrivania con una lampada che illumina carte ordinate, in una stanza che immagino buia, ma illuminata dai libri, un sofista delicato proclama, anzi, addirittura tuona. Non facciamo finta di non aver sentito.

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