15.04.2000

Il grido di un ragazzo: E ADESSO RONALDO CHI DEVI RINGRAZIARE?



Questa volta la sfortuna mi sembra che c’entri pochissimo. Ronaldo non fa la dattilografa. Dovevano metterlo in grado di fare il suo di mestiere. Oppure vietargli fermamente di giocare perché non gli si poteva garantire niente. Mi sembra che ci sia stata quanto meno della leggerezza nel dirgli: “Va’, sei pronto”. Non era pronto per niente, e adesso chi deve ringraziare?
Gli si doveva dare qualche garanzia in più. E bisognava aggiustarlo un po’ meglio quel ginocchio. Non perché sia prezioso e oggetto di culto, ma semplicemente perché è un ginocchio di un ragazzo che voleva soltanto giocare. E per un po’ più di sei minuti.
Riparare efficacemente un tendine rotuleo può essere possibile o impossibile. Ma è obbligatorio sapere l’effetto della riparazione. A romperlo nuovamente non è stato un calcione, non un urto, non una botta carogna di un avversario. Soltanto una finta. Quella famosa che tutti gli intenditori di calcio amano, che i colleghi invidiano, che i ragazzini cercano di imitare, che i marcatori temono e odiano. Bisognava evitargli l’illusione o la delusione. Non potevano, con l’anestesia, torcergli il ginocchio simulando la tensione di un’azione di gioco convenzionale, almeno per lui, per misurare strumentalmente e conoscere il punto di rottura o il punto di maggiore resistenza? Non potevano testarlo in una galleria del vento, su un banco di prova, con un modello matematico?
Eppure si trattava del ginocchio del “Fenomeno”. Fenomenale nello scatto, nel dribbling, nei tiri, nelle finte, nelle serpentine. Ed era chiaro che questo famoso ginocchio non gli era stato riparato per tornare al mondo del calcio seduto al tavolino a comporre con il computer le schedine delle partite della domenica.
È stato come vedere il crollo di una diga, come vedere il cavallo di bronzo nella piazza del Campidoglio, appena riappoggiato sul suo piedistallo dopo il restauro, che si sgretola perché un uccellino si posa sul suo dorso. Come vedere i colori di Michelangelo negli affreschi restaurati della Cappella Sistina che all’improvviso di nuovo si spappolano, colpiti dal respiro di meraviglia del primo visitatore. L’insuccesso di una ricostruzione è più penoso. La storia di un lavoro durissimo, di cinque mesi, con incertezze, paure, sogni, rinvii, dolore riaffiora e spegne il sorriso del ritorno.
Mi piaceva così tanto vederlo ondeggiare, sui suoi appoggi leggeri e potenti. Per un attimo, prima che cadesse per la recidiva rottura, ho creduto di vedere il suo solito gesto e i soliti difensori farsi da parte all’incedere acrobatico dell’ultimo imperatore del pallone.
Non so chi tu debba ringraziare per questo scherzo, dolce Ronaldo. Per quanto riguarda noi, tuoi devoti, sappi che ti aspettiamo. Torna quando vuoi, se vuoi e se puoi.

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