06.05.2000

Il caso di Sassari: IL CARCERE DI CAINO



Caino ha colpito ancora. Caino ha una forza bieca e infame che fa venire la bile al Diavolo, ma che non sposta neppure un sospiro di sentimento da una parte all’altra. Anzi. Caino è vigorosamente utile, ti fa riflettere, ti costringe a schierarti, muove e dirige la volontà di opporsi, di ribellarsi. E qui ha dimostrato tutta la sua sfolgorante potenza, tutta la sua ripugnanza. Caino è sanissimo sia di corpo sia di mente. Non merita nessuna attenuante, nessuna comprensione.
Né la malattia mentale, né l’abisso dell’irrazionalità possono spiegare i pestaggi e i maltrattamenti a cui sono stati sottoposti i detenuti di Sassari. Caino è lucido nella sua presunzione di impunità. Se si traveste da secondino, certo non vuol dire che tutti i secondini siano così. Ma può capitare che si scagli addirittura sui giovani reclusi nel carcere minorile di Torino. O si diverta a giocare sadicamente con i militari che varcano le soglie delle caserme con l’idea di servire una patria da cui ottengono in cambio solo il rischio della vita. E poi tenti di insabbiare tutto, sperando che il clamore destato dalla mostruosità che innerva ogni sua cellula sia lasciato solo all’emozione di un attimo. Per poi essere dimenticato.
In fondo, è sempre stato rassicurante pensare al “mostro”. Questa categorizzazione serviva ad esorcizzare il male, corrispondeva alla nostra esigenza di circoscrivere Caino dentro il recinto dell’irrazionale e dell’incontrollabile, che è sempre e comunque faccenda altrui.
Non è così. Caino ha i guanti puliti, si lucida le scarpe tutte le mattine, si aggiusta per bene la divisa e prende servizio secondo orari rigorosamente rispettati. Si muove tra altri colleghi, certo diversi da lui, e si autoesalta nella ferocia verso chi è considerato un rifiuto dell’umana convivenza. Forse sente il vociare inconsulto che, fuori dal carcere, invoca la mano pesante, che richiede persino l’innalzarsi di forche. E, forte di un presunto sostegno popolare, Caino colpisce, sapendo di essere lui quello che finalmente gliela fa pagare ai delinquenti.
I dati dell’Annuario sociale 2000, curato dal “Gruppo Abele”, documentano che nel 1999 si sono verificati nelle carceri italiane 53 suicidi, 920 tentati suicidi, 83 decessi, 2 omicidi, 1768 ferimenti, 6536 episodi di autolesionismo, 42 incendi e 5522 scioperi della fame. Caino ha anche cercato di occultare le cifre dell’orrore. E nel silenzio impietoso che ha coperto questi dati, fino a quando è stata scoperchiata la polveriera di Sassari, Caino si è mostrato anche un ottimo gestore della sua immagine.
Ma ora Caino è nudo. Guardiamolo solo per un attimo. E visto che ci sentiremo rispecchiati nel suo volto rispettabile, vergogniamoci.

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