22.04.2000

DAL “POLITICHESE” AL “BURINESE”



“Stronzo” non se lo sono detti. Ma tutto il resto sì. Bella roba. Stridevano i blazer di buon taglio, le cravatte scelte con cura, le camicie ben stirate. Sarebbe stata più appropriata una bella canotta, magari unta e bucherellata, visto il linguaggio e il desiderio di offendere che ci hanno fatto vedere i nostri politici in questo ultimo mesetto di delizie trivio-elettorali.
La politica è finita. Almeno per quanto riguarda quello che si riversa nelle nostre case che ormai hanno visto di tutto. Mancava solo che si tirassero in faccia dei sassi con la mazzafionda. E come erano soddisfatti e fieri delle loro ingiurie! Come i bambini quando scoprono le prime parolacce e le utilizzano in continuazione e, spesso, a sproposito. Non hanno neppure evitato di riferirsi alle abitudini sessuali reali o supposte di questo o quel candidato. Si sono detti proprio di tutto.
Ma che cosa è successo? E quando? Neanche i politici più impetuosi, come Almirante, osavano rivolgersi a De Gasperi, Togliatti, Moro, al divino Andreotti o a Berlinguer con toni che andassero al di là della legittima dialettica elettorale. E le “Tribune politiche”, pur condotte con tonalità leggermente camomilliche, riuscivano ad appassionare gli italiani, forse perché c’erano in discussione grandi prospettive progettuali. Non sappiamo spiegarci questo passaggio o, meglio, questo sprofondo dal “politichese” al “burinese”. Fatto sta che sembra impossibile, oggi, imbastire un qualsiasi dibattito politico, senza infarcirlo di gentili epiteti come “utile idiota”, “venditore di caciotte”, “mentecatto”, “miserabile”, “inquietante qualunquista”, “Kulosevic”, “jettatori”, “menagramo”, “macchietta”, “bambolotti”, “uomo miserabile”, “miserabili alla canna del gas”.
Ma non dobbiamo meravigliarci. Questo linguaggio corrisponde perfettamente a quello a cui ci hanno abituato gli spot pubblicitari. La politica ridotta a merce da vendere al consumatore più sprovveduto porta con sé, come per un becero effetto di trascinamento, la scelta di un linguaggio che, nell’illusione di essere immediatamente comunicativo, offende il buon gusto, la semplice educazione, l’intelligenza.
Certo, una risata ce la può anche strappare la rissa dialettica, ma quanto ci costa! Si è mescolato tutto. Non sappiamo più se stiamo assistendo a un varietà a base di barzellette, a “Striscia la notizia” o a un dibattito informativo.
Ed è gravemente spiacevole constatare che ci siamo già abituati anche a questo. Che bravi che siamo. Belli, pecoroni, intontiti, rincoglioniti e felici.
Va bene. La baraonda è passata, ma visto che questa è stata la peggiore campagna elettorale e visto che al peggio non c’è limite ... coraggio, aspettiamo la prossima.

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MINA MAZZINI © COPYRIGHT 2022
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