01.04.2000

Casco obbligatorio e contestatori temerari: TENIAMOCI CARA LA PAURA



Mia madre dice che lei sarebbe una ribelle: “Mi danno fastidio anche gli occhiali, figurati!”. E così me la immagino su una grossa Harley Davidson girare ad altissima velocità, bellissima anche se ottantunenne, con un vestito leggero sostenuto dal vento chiaro di queste struggenti giornate di primavera.
Non è di molto tempo fa il ricordo dei miei genitori, su una enorme moto, che mi salutano prima di andare a fare un giretto sulle montagne. Senza casco. Allora l’Italia se ne fotteva un po’ di più della incolumità dei suoi figli. Per fortuna è cresciuta. L’Italia è diventata adulta, almeno in questo, che non è un dettaglio.
Ci sarà da combattere, speriamo soltanto a suon di multe, con indolenti esteti, con superficiali bulli, con i portatori di acconciature degradabili, con gli ignoranti contestatori dell’evidenza. Ma soprattutto ci sarà da combattere con coloro i quali non si sentono abbastanza fighi se non dimostrano sprezzo del pericolo, della morte ... mi tornano in mente, paura!, quelli che “andavano a cercare la bella morte”. “ ... Noi la morte l’abbiam vista con due bombe e in bocca un fior ...”.
Ma qui non si tratta solo di morire, morire è niente in confronto alla disperazione di una tetraplegia residuata dopo un incidente che violenta e sbriciola una famiglia intera, per sempre.
Devono avere la memoria prenatale di Brando ne “Il selvaggio”. Sarà piaciuto talmente tanto alle loro madri, quel bel maschio temerario, in jeans e giaccone di pelle, su quella enorme motona con la voce di una Ferrari, che deve essere entrato nel loro immaginario attraverso la placenta. Meglio lasciare questo miraggio, dimenticarlo. Se ci guardiamo intorno possiamo trovare tante icone che possono, nello specifico, reggere il paragone con Marlon.
Valentino Rossi, motociclista, con un grande casco e un grandissimo talento, dopo la prima gara nella 500 racconta di aver perso terreno alla partenza perché gli altri “andavano come i pazzi”. E lui ha avuto paura. Mi è piaciuto molto in quell’occasione. Per uno come lui non deve essere stato facile ammettere che la paura lo aveva frenato. Teniamocela cara la paura, è una grande compagna degna del massimo rispetto, una grande valvola di sicurezza.
Bravo Valentino. Con quella faccina da folletto dei boschi e quella naturalezza che si va perdendo nella confusione, nel travisamento della corsa alla rappresentazione di se stessi, mi sembra un modello giusto e sacrosanto per i ragazzi che dovrebbero imitarlo nel modo di pensare e nell’approccio motociclistico. Naturalmente per quello che riguarda il casco e non per quello che riguarda l’inclinazione nelle curve.

26.02.2000

Un articolo di Mina: UN DUBBIO SU JOVANOTTI
Uno straccio di tentativo di pensiero, una opinione, un desiderio di schierarsi, al di là di “cuore e amore”, glielo vogliamo riconoscere a questa povera gente della sottocultura della canzonetta? O dobbiamo per forza rimanere ghettizzati nel nostro patetico gozzaniano mondo fatto di consecutio traballanti e di rime fin troppo prevedibili? Ci vuole la patente per parlare di altro? “Sta’ z... Leggi tutto

04.03.2000

Parto "in prestito": IL CERCHIO INFRANTO TRA MADRE E FIGLIO
Se la mamma ci dice di no, corriamo dal papà a scongiurarlo di consentirci di fare quella cosa alla quale teniamo tanto. E quando il papà ci dice di sì e noi siamo felici del risultato che abbiamo faticosamente ottenuto, interviene un terzo Ente che ce lo proibisce di nuovo. E poi un quarto? E un quinto? E allora uno dove va a sbattere la testa? Diteci qualcosa di chiaro, di perentorio, magari ... Leggi tutto

11.03.2000

Le notti del sabato: QUANTI NOTAI IN DISCOTECA
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18.03.2000

I figli dei divorziati: ECCO UN GIUDICE CHE VORREI INCONTRARE
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