11.02.2002

Alex Britti



L.C. Ciao Alex da parte di tutti noi del sito e nel sito.
A.B. No, non è andata esattamente così la storia del "pronto mi mandi gli accordi". Non mi ha chiamato proprio Mina in persona. Mi ha chiamato Massimiliano, per la verità. Mina l'ho sentita al telefono più tardi. Tutto era cominciato nel '99. Dopo il Festival, lessi un' intervista a Mina, chissà se era vera, ma mi piace pensare che lo fosse perché diceva che Sanremo non le era piaciuto e salvava soltanto Alex Britti, le piaceva la sua canzone. Quindi rimasi colpito dalla cosa. E già avevo detto nelle varie interviste che mi sarebbe piaciuto lavorare con Mina, sai che sforzo, quindi sentirle dire questa cosa… E dopo un po' di tempo un' amica in comune mi disse "Sai mi sa che c'è Massimiliano che ti sta cercando perché vorrebbbe chiederti il permesso per fare un pezzo tuo…"… ammazza, chiedere il permesso!… ah ah..Che poi neanche serve, è solo un fatto di forma. Cioè, ti immagini? E' carino… Però, figurati… te lo immagini "Alex Britti, me lo dài un pezzo per farlo cantare a Mina?" "No! Non mi va!"… ah ah!, cioè, dài!… E va bè'. Comunque: m'ha chiamato e mi ha detto "A mia mamma piacerebbe fare la tua canzone, vorremmo farla…", ovviamente sono stato contentissimo, gli ho mandato gli accordi, "sigle", le parti non ce l'ho, me le sarei dovute far scrivere, e il testo. Mi ricordo , ero a Sanremo… Sì, perché poi nel frattempo ero di nuovo a Sanremo, quest'anno, due anni dopo Oggi sono io.

L.C. Sai che il tuo primo talent-scout nella famiglia Mazzini è stata Benedetta?

A.B. Ah sì? Dài, e come?

L.C. So che parecchio tempo prima di Sanremo, lei allora viveva molto a Roma, ti aveva sentito e visto da qualche parte, mi sembra in teatro o in una performance, e tornata a casa a Lugano disse a sua madre "ho visto uno strano , a Roma, è forte, fa il blues, faceva bene il matto, tenetelo d'occhio perché vedrete che quello lì esce, è troppo forte, prima o poi esce, ne sono certa". Cosa poteva avere mai visto la Bene?

A.B. Ah sì, certo, perché io avevo suonato in uno spettacolo teatrale…, devo dire che l'avevo notata, che c'era. Era… m'avevano chiamato per fare questo spettacolo dove serviva a un certo punto, "metaforicamente", un Killer. Parlava di musicisti, questo spettacolo…,"Radio Estetica", si chiamava, ed era ambientato nella sede di una radio privata… e, per farla breve, c'erano due personaggi famosissimi internazionali che se la tiravano un po'… e allora quelli della radio assoldano un killer "musicale" per andare in radio a fare un duello a loro insaputa, contro di loro… e io facevo il killer.. quindi, poi, a un certo punto arrivavo io con la chitarra elettrica… Facevo il Circo, alla fine: non è che suonassi, facevo la verticale sui mignoli, quadruplo salto mortale eccetera… con la chitarra… vincevo questo duello e me ne andavo. Poi io all'epoca avevo un aspetto molto più… non ero aggressivo… ma per l'Italia, forse.. avevo i dreadlocks.. i capelli rasati ai lati e soltanto una striscia di dreadlocks sopra. Io me la ricordo Benedetta che veniva spesso, era amica di una ragazza amica del regista, sai quei giri che si formano se stai in una città come Roma se non stai rinchiuso in casa.

L.C. Molte volte che ti hanno chiesto "con chi ti piacerebbe lavorare" hai risposto "con Mina". Perché con lei? Perché è brava? perché è una superstar?

A.B. Perché Mina rappresenta "la voce". Anche io ho il mito di Mina, ricordo un suo concerto dalla Bussola primi Anni Settanta, ero ragazzino, ricordo ancora…

L.C. Quello del 72? Sei certo? Perché c'è stato quello del '78 che era più probabile potessi vedere, per età, no?

A.B. No, era quello del '72, con la big band dal vivo, lei giovane molto bella con una voce pazzesca, in videocassetta. E lei che cantava "Brava", non mi ricordo dove. E anche Canzonissima del '68.

L.C. Come, nel 68? Quanti anni avevi?

A.B. No, no... io nel '68 sono nato. Però mi ricordo… perché ascoltavo i dischi di mio padre e mia madre e vedevo i passaggi in RAI le repliche estive, che poi registravo in vhs… e ricordo il periodo di "Grande grande grande", ho dei ricordi precoci.

L.C. Tu allora, da piccolo, cosa ti sembra?, la vedevi già da musicista, Mina?

A.B. Credo di sì, perché mi piaceva molto pur non essendo d'accordo su certe scelte, magari. Anche con Jimy Endrix e Miles Davis non davo per scontato che tutto quello che facevano mi piacesse; la scelta di certi brani, nel caso di Mina. Ma l'esecuzione, quello che fanno loro, è sempre impeccabile, è una meraviglia. E quindi, quando mi hanno detto "con chi vorresti lavorare"… E' una specie di sogno, no? Quindi, se uno sogna, sogna, "spara".

L.C. Quindi "sogno", anzi, mi sembra di capire, "SOGNO"

A.B. Beh, tra l'altro il "mio sogno" proprio, ancora non l'ho potuto realizzare perché, collaborare, Mina che fa i miei pezzi, sì, O.K., ma la cosa che sarei proprio in cielo a fare, sarebbe un pezzo chitarra e voce, pure uno standard, con lei che cantasse, sì, quella sarebbe una cosa che terrei fissa nel CD in macchina, perché…

L.C. Ti sei stufato di sentirti chiedere dei tuoi sogni? Preferiresti chiamarli desideri? Un po' meno enfaticamente?

A.B. No, invece è importante parlare di sogni, perché se fosse soltanto un desiderio, il più alto riconoscimento professionale, mi sa di dirigente d'azienda, senza nulla togliere, che è un altro lavoro. La musica per fortuna è legata pure a qualche altra cosa, no? E' bello mantenere un rapporto coi propri sogni.. per realizzarli oltretutto ti devi fare un… Per molti anni lavori gratis, davanti a cento persone. Devo dire che, grazie ai sogni, anche allora, in quel momento, anche quando lavoravo di fronte a cento persone io non pensavo che il mio pubblico fossero cento persone. Pensavo che ancora non avessi la chiarezza di una cosa dentro che non dovevo fare capire soltanto a cento persone, ma dovevo trovare qual'era la chiave per farla capire a più gente. E non è facile, perché comunque devi fare delle cose che siano… …che arrivino. Sai, io non credo nei genii incompresi, insomma, se sei un genio lo devi far capire, scusa l'espressione, non sto parlando di me, sia chiaro, ma di quello che credo si debba fare per, intanto, farsi ascoltare. E poi…tornando ai genii, Frank Sinatra l'hanno capito tutti, Miles Davis l'hanno capito "tutti"! e ci vuole tempo, sforzo a farti capire pure se sei un genio… e se poi non sei un genio, figurati quanto di più.. Quello che resta in cantina, mi dispiace dirlo, vuol dire che c'ha qualche componente del suo carattere o della persona che non lo porta ad arrivare alla gente.

L.C. Mina, converrai, è riuscita a comunicare a largo raggio. Non era difficile trovare una delle chiavi del tuo interesse anche adolescenziale per Mina, allora?

A.B. Beh, comunicare è un obiettivo centrale. Quando passavo la vita nelle cantine a Roma o ad Amsterdam e anni in giro per l'Europa tra alti e bassi, con gli alti che non erano poi così alti mentre i bassi erano, madonna!, più basso di così che c'era?… in quei momenti pensi che non è giusto. Ma più che altro che come stai lavorando non è quello che potresti fare, pensi che quell'assolo di quella sera che hai registrato su un walkman che si sente male e solo cento persone hanno sentito è invece un assolo fighissimo che dovrebbe stare su dei dischi importanti, o delle idee veramente forti che vanno perse, perché non riesci a farle capire. Quando poi trovi la chiave per esprimere le cose che ami e farle capire a più gente è un passo importante. Il fatto che poi Mina ha scelto una canzone mia è una conferma. Perché poi, a tanti, a uno che fa il mio mestiere, può succedere l' incidente di andare a sbattere con un disco che fa un botto, che vende un sacco di copie. Ma non per questo entri a far parte, ora non vorrei dire della "storia della musica", perché è troppo grossa, ma… diciamo che puoi illuderti che di te rimanga qualcosa… e invece, magari, no!… Ma adesso, anche se di tutto quello che ho fatto, se di "Quello che voglio", "Se non ci sei" "Gelido", "Sono contento", "Mi piaci", magari non in un futuro prossimo, ma tra un pochino, non fra fra cinque anni, ma fra quindici, può darsi anche che nessuno se ne ricorderà più, e lo stesso per "Oggi sono io", (che pare sia stata la nÅ 1 per più tempo in classifica al "music control", la classifica dei passagi radio. Ndr.), "Oggi sono io", dicevo, con tutto che ha venduto un sacco, che è stata in classifica delle radio per tanto tempo, tra dieci o quindici anni poteva essere dimenticata... …mo' no! C'ha messo la pezza lei. Il foglio che ho messo io era quasi incollato, però poi è arrivata Mina, pàh!, c'ha messo il sigillo, mo' non lo stacchi più! …come pezzo cantato da Mina. Questa cosa mi farà restare nella storia della musica italiana.

L.C. Alex Britti, mi sembra già di sentire quanti leggeranno quest'intervista dire che sei forte. Progetti?

A.B. Farò un giro per l'Italia con il mio vecchio gruppo di jazz, dove suonerò soltanto.

L.C. Perché t'è venuto in mente di togliere la voce?

A.B. Non è che ho scelto di toglierla: non mi è mai venuto in mente di mettercela! Perché comunque è un genere… io quando facevo blues cantavo, ma con questo gruppo era una cosa strumentale, non è mai stata cantata, la voce non c'è mai stata. Io esco con gli assolo. Se mai ci sarà una voce, accanto, mi piacerebbe fosse quella di Mina.

L.C. Ma la telefonata, dunque? E' già leggenda. Mina al telefono non l'hai mai sentita, allora?

A.B. No, quella volta no, ma l'ho sentita un'altra volta. Mi ha fatto uno scherzo. Avevo chiamato Massimiliano, mi rispose lei al telefono, mi disse che era la sua segretaria, chiese cosa doveva dirgli, con una voce giovanissima, con una voce formale, neutra, da ragazza… e quindi ci stava, ci stava dentro, no?… sai, una cosa come "No, Massimiliano non c'è, se vuole gli lascio un appunto…". E io: "No, non importa, grazie, era solo per un saluto", "Ma chi devo dire che ha chiamato per salutarlo?", "Sono Alex", "Alex chi?", "Alex Britti", "Ah, ciao, no, scherzavo, sono Mina". Quindi poi c'ho chiacchierato un po'.

L.C. Di cosa, se è lecito?

A.B. Niente di particolare, del fatto che stava preparando il mio pezzo…

L.C. Che effetto ti faceva sentirla parlare con te del tuo lavoro?, sentirti dire che avrebbe fatto la tua canzone?

A.B. Te l'ho detto prima, mi sembrava di stare a scivolare nell'eternità.



© Lele Cerri

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